LA LEGGENDA DI COLAPESCE DI MIMMO MÒLLICA: COSÌ STANNO UCCIDENDO IL MARE

«La leggenda di Colapesce» di Mimmo Mòllica, dramma collettivo di questo mondo che pure ai pesci doveva sembrar cattivo. Mòllica vede nelle figure di Colapesce e Lucio Dalla due epigoni, testimoni della medesima ‘accusa’. Se il re si rivolge a Colapesce per sapere cosa minaccia i fondali della Sicilia, un politico fa appello a Lucio Dalla per cercare di scongiurare uno scempio ambientale alle Isole Tremiti. Colapesce è là a ‘sorreggere la colonna’ del delicato ecosistema minacciato dall’inesorabile degrado dell’ambiente marino e del Pianeta.

08/08/2018 - Lucio Dalla è autore o protagonista della Leggenda di Colapesce? O il cantautore bolognese è l’emulo eccellente, l’erede, il continuatore di quella straordinaria leggenda, divenuta sempre più realtà, sempre più atto d’accusa? Lucio Dalla non adombra il sospetto che l’uomo discenda dai pesci ma lo asserisce: “Frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti, assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare”.
In Com’è profondo il mare, Lucio Dalla lancia un duro atto d’accusa verso chi “sta cercando di farci annegare”. È chiaro che il pensiero dà fastidio, - canta Lucio Dalla - anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce, e perciò difficile da bloccare, perché è il mare a proteggerlo.

La leggenda di Colapesce di Mimmo Mòllica, filastrocca moderna di un’antica leggenda, ripercorre e dà (nuova) voce alle imprese di questo «eroe popolare» che sono “dramma collettivo di questo mondo”, mutuando i versi di Lucio Dalla. Com’è profondo il mare è moderna testimonianza, trascinante omaggio e condivisione al leggendario Colapesce e alla stessa leggenda, per spiegare la cui metafora è necessario immergersi nelle profondità marine assieme al ‘ragazzo di Messina’, in cerca dell’unico tesoro cui Cola è veramente interessato: rendere mari e mondo più accoglienti ed il Pianeta sempre più civile; dare un mondo migliore ai discendenti.

Mimmo Mòllica ha riscritto in versi e strofe ed in lingua italiana, la leggenda del ragazzo di Messina, figlio del mare di Sicilia bella. Mòllica immagina Cola intento a indagare il mare e i misteri delle profondità marine (Cola racconta alle onde i suoi segreti e il mare come amico l’ascolta...) trascorrendo il tempo tra le onde, per riaffiorare dopo ore, scoprendo le bellezze ma pure le bruttezze degli abissi.

Se nella leggenda il re si rivolge a Colapesce perché descriva cosa c’è nei fondali del suo Regno, il Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D'Ascanio, rivolge un appello a Lucio Dalla (maggio 2011), nel tentativo di scongiurare la paventata installazione delle trivelle petrolifere al largo delle splendide Isole Tremiti, opponendosi ad un ulteriore scempio ambientale.

Così Cola Pesce “uomo veramente degno, di cui si maraviglino gli huomini in tutti i secoli. Costui lasciando quasi la compagnia degli huomini si viveva tra’ pesci del mare di Messina, e perché ei non poteva star molto tempo fuori dell’acqua, però egli s’acquistò il cognome di pesce”, come scrive Giuseppe Pitrè.

Colapesce da Messina testimonia l’eroismo e l’abnegazione dei siciliani, rimanendo per sempre nelle profondità marine a sorreggere la colonna erosa dal fuoco che rischia di far crollare la sua amata Terra, la Sicilia. Cola studia e descrive il Pianeta attraverso le meraviglie e lo scempio dei mari (ieri come oggi); la ricchezza e il degrado (splendore e squallore) che si nascondono nelle immense profondità abissali, giacché l’uomo per sete di dominio e di potere, / vuol somigliare al Dio dell’infinito e vuole avere potere perfino sul nascere e il morire. L’uomo si esalta per onnipotenza, vorrebbe sovvertir pure la scienza, / comprare col denaro anche se stesso.

Colapesce studia e ‘sorregge la colonna’ del delicato ecosistema, minacciato dall’inquinamento e dall’inesorabile degrado dell’ambiente marino, che modificano la naturale condizione dell’ecosistema. Degrado causato dall’uomo e dalle sue attività sbagliate, sversando e immettendo nel mare sostanze tossiche in grado di procurare depressione del sistema immunitario e stravolgere perfino le funzioni riproduttive. Negli anni ’90 il morbillivirus diffusosi nel Mediterraneo si è poi diffuso nel mar Tirreno, nello Ionio e nell’Egeo. Sostanze molto difficili da degradare, tossiche e cancerogene, come il DDT, capace di alterare le funzioni ormonali e i processi riproduttivi in numerose specie del Mediterraneo: pesci spada, tonni rossi, stenelle striate, tursiopi, delfini e balenottere.
Altra enorme iattura sono la plastica e i rifiuti plastici che vengono a contatto con mammiferi marini, pesci, uccelli e tartarughe, sia in superficie che nelle profondità marine. Molte di queste creature finiscono per ingerire quantità di plastica, scambiandola per cibo. Ciò provoca la morte dell’animale per ostruzione del tratto digestivo, e conseguente inedia o soffocamento.

“Quanto è profondo il mare!”, disse Colapesce. Quanti misteri poi volle svelare di quell’ambiente a lui piuttosto ignoto. Vide che nei fondali c’era tanta vita, antri e crateri, che non è abisso di paurosi mostri. I mostri che ci posson spaventare / sono soltanto nella nostra mente. / Gli abissi oscuri a volte sono in noi, / fantasmi dell’inconscio e del pensiero, / figli della paura che non vuoi, / quando smarriam la rotta ed il sentiero.

Sorpresa negli abissi fu infinita:
creduti solo freddi e inospitali,
erano ricchi di ponti naturali,
collegavano il mondo e tutti i mari.

Il mistero più grande della Terra,
è regolare il clima del Pianeta,
stemperando emissioni di gas serra,
ma l’uomo pensa solo alla moneta.

Il problema della plastica è attualmente oggetto di intense ricerche in quanto, sembra ormai certo che rilasci col tempo micro e nano plastiche in grado di penetrare all’interno degli animali e di accumularsi.
E Lucio Dalla severamente accusa:

«Così stanno bruciando il mare,
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare,
così stanno piegando il mare».

Così Colapesce:

Guardare avanti è giusto se la meta / è degna perché rispondente al bene, / utile non soltanto alla moneta / e a tutto ciò che al potere conviene.

Ma a volte l’uomo manca al suo dovere,
violare vuol, tradire ed oltraggiare
la libertà degli altri col potere,
complice la tendenza a sopraffare:
corruzione e denaro insanguinato,
violenza, mafia, frodi e malaffare
potere iniquo e pezzi dello Stato.

Cola così descrisse al Re quel mondo, mostrando in mano il fuoco incandescente. Quindi discese ancora e sparì in fondo, lontano dal regnante e dal potente.

«Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche. Il pensiero, come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Così stanno uccidendo il mare. Così stanno umiliando il mare». (Lucio Dalla, Com’è profondo il mare)

Ornella Fanzone
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«LA LEGGENDA DI COLAPESCE» DI MIMMO MÒLLICA, DRAMMA COLLETTIVO DI UN MONDO CHE DOVEVA SEMBRAR CATTIVO

«La leggenda di Colapesce» di Mimmo Mòllica, filastrocca moderna di un’antica leggenda. Dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare “Com'è profondo il mare”. 

30/07/2018 - «La leggenda di Colapesce» di Mimmo Mòllica, filastrocca moderna di un’antica leggenda. "Dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare", mutuando i versi della canzone di Lucio Dalla “Com'è profondo il mare”. Era chiamato Cola Pesce "uomo veramente degno di cui si maraviglino gli huomini in tutti i secoli. Costui lasciando quasi la compagnia de gli huomini si viveva tra' pesci del mare di Messina, e perché ei non poteva star molto tempo fuori dell'acqua, però egli s'acquistò il cognome di pesce", scrive Giuseppe Pitrè. 

Mimmo Mòllica ha riscritto in versi e strofe, in lingua italiana, La leggenda di Colapesce, un ragazzo di Messina, figlio del mare di Sicilia bella. Cola guardava il mare e gli parlava, raccontava alle onde i suoi segreti, e il mare come amico l’ascoltava... Trascorreva le ore tra le onde, dal fondo riaffiorava dopo ore, scoprendo le bellezze più profonde, creatura degli abissi e nuotatore.

Madre, diceva Cola, non temere, la mia natura è questa e nei fondali, sento la vita viva e gran piacere, io vivo coi delfini e con gli squali. Cola nuotava ardito e fiero, tra Torre Faro e il gran Capo Peloro, per ore ed ore, per un giorno intero in cerca di quell’unico tesoro: fermar del mondo la falange ostile, rendere mari e mondo più accoglienti ed il Pianeta sempre più civile, dare un Cosmo migliore ai discendenti.

"Quanto è profondo il mare!", disse Cola. Quanti misteri poi volle svelare di quell’ambiente a lui piuttosto ignoto: curiosità, silenzio, buio e misteri… Colapesce vide che nei fondali c’era tanta vita, pesci, antri e crateri, che non è abisso di paurosi mostri. I mostri che ci posson spaventare sono soltanto nella nostra mente.

Gli abissi oscuri a volte sono in noi, fantasmi dell’inconscio e del pensiero, figli della paura che non vuoi, quando smarriam la rotta ed il sentiero. Il mistero più grande della Terra, è regolare il clima del Pianeta, stemperando emissioni di gas serra, ma l’uomo pensa solo alla moneta.

«Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche. Il pensiero, come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Così stanno bruciando il mare. Così stanno uccidendo il mare. Così stanno umiliando il mare. Così stanno piegando il mare». (Lucio Dalla, Com'è profondo il mare)
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BUSALACCHI, ANNULLAMENTO DELLE ELEZIONI REGIONALI: IL TAR DICHIARA INAMMISSIBILE IL RICORSO

Il TAR dichiara inammissibile il ricorso elettorale proposto da Busalacchi per l'annullamento delle elezioni per il rinnovo dell'ARS
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