CASTELLI DI SABBIA: FILASTROCCA CON PALETTA E SECCHIELLO PER FARE UN CASTELLO

08/10/2018 - «Castelli di sabbia» di Mimmo Mòllica. Filastrocca con paletta e secchiello per fare un castello. Come scrivere in versi per il gusto di andare spesso a capo. Guardare i bambini giocare con la sabbia, impegnati in fantasiose costruzioni: scavare buche profonde, disegnare e scrivere sulla sabbia bagnata, costruire castelli. Ieri come oggi giocare con la sabbia, in spiaggia, accomuna i bambini ma coinvolge pure gli adulti. La spiaggia, la sabbia bagnata, un secchiello e una paletta, per affondare le mani e la fantasia dove la realtà non arriva.

Sporcarsi le mani, modellare la sabbia umida con le mani, darle forme inventate è un’opera nuova ogni volta, costruire castelli incantati: che bella invenzione. Giocare con la sabbia di una spiaggia rende protagonisti, è principio di libertà, occasione di infinito, di libera creatività, opportunità di libero gioco. Libera l’immaginazione, stimola la fantasia, la creatività e la concentrazione, esercita i cinque sensi, sviluppa le abilità di manipolazione e la destrezza, allena il corpo e la mente, favorisce le abilità grafiche, concentra e rilassa.

Giocar tutti là insieme era bello
e le mani sembravan farfalle
che donavano al mondo un castello
in un prato di primule gialle:
di tutta la spiaggia il più bello,
con una paletta e un secchiello.

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«CASTELLI DI SABBIA»
Filastrocca con paletta e secchiello per fare un castello
di Mimmo Mòllica (Autore)
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Lingua: Italiano
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EUR 3,00

«FILASTROCCA DEL DIZIONARIO», I BAMBINI E NONNI A DIFESA DELLA BISTRATTATA FILASTROCCA

30/09/2018 - Vari dizionari definiscono una ‘filastrocca’ serie lunga e noiosa di parole; “successioni lunghe e fastidiose di parole”, “noiose tiritere” o anche “discorso lungo e sconclusionato; elenco prolisso”.
Nel “Nuovo dizionario de' sinonimi della lingua italiana”, Niccolò Tommaseo spiega così il significato del termine «filastrocca»: «Filasirocca, serie lunga e noiosa di parole o non convenienti o non vere. Filastrocca di bugie, di citazioni, di nomi: un discorso pieno d’enumerazioni, d’ampollosità.
Cantafèra è cantilena noiosa. Cantafavola, ch’è lungheria non vera. Un po’ mendace; la filastrocca, talora mendace, è sempre noiosa: la tiritera, noiosa ed inetta. Le facezie di certa gente son filastrocche d’impertinenza, e filastrocche di freddura…”.

Uno dei padri nobili della filastrocca, Gianni Rodari, ha definito 'filastrocche' le sue più belle composizioni. Per fortuna sono proprio gli studiosi, l’opinione pubblica, i critici, la stampa e perfino la giuria del Premio Andersen (1970) a ritenerlo “tra i più grandi autori di filastrocche", oltreché i lettori.

Mimmo Mòllica, autore di molte filastrocche, canzoni e testi per la radio, la tv e il teatro, ha voluto ‘giocare’ col Signor Dizionario per tanta ingiustificata severità, scrivendo e pubblicando la  «Filastrocca del Dizionario», perché il mondo è cambiato e dobbiamo aggiornarci anche noi, non solo il dizionario. Nella «Filastrocca del Dizionario», un austero e vecchio signore rimprovera alla Filastrocca d’essere fastidiosa, lunga e noiosa. È il Signor Dizionario, un critico rigoroso e severo.

Filastrocca, filastrocca
filastrocca antica e sciocca
serie lunga di parole
che nessun sentir vuole.

Saranno l’avvocato Filastroccolo e un nutrito coro di bambini, genitori, insegnanti e nonni a difendere la povera Filastrocca e a dire al Signor Dizionario: «Il mondo è cambiato, dovete aggiornarvi anche voi».

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FILASTROCCA DEL DIZIONARIO
(Filastrocche una alla volta) di Mimmo Mòllica
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LE FATE, QUALCUNO LE MANDI A CHIAMARE”. CON «FATE DEL BENE» MIMMO MÒLLICA RACCOGLIE L’APPELLO DI GIANNI RODARI

Incontrare una fata non è difficile, difficile è riconoscerla… Ma dove saranno andate? Non se ne sente più parlare…. Gianni Rodari ha lanciato il suo appello: "Erano disoccupate! Qualcuno le mandasse a chiamare”. Così Mimmo Mòllica, autore di molte filastrocche, ha raccolto l’appello del ‘grande maestro dell’ infanzia”

29/09/2018 – Gianni Rodari immagina che le fate siano scappate, “si nascondono in fondo al mare, oppure sono in viaggio per la luna, in cerca di fortuna. Erano disoccupate! Qualcuno le mandasse a chiamare”. Così Mimmo Mòllica, autore di molte filastrocche, canzoni e testi per la radio e la tv, ha raccolto l’appello del ‘grande maestro dell’ infanzia”, Gianni Rodari, scrivendo e pubblicando «Fate del bene», filastrocca, per imparare ad incontrare le fate e riconoscerle.
"I bambini vedono le fate meglio di noi perché i nostri occhi sono pieni di cose che non vogliamo vedere".

Nella filastrocca «Fate del bene», Mimmo Mòllica si chiede “chi sono le fate? Che sono le fate? Fanno parte della natura? È la natura stessa che le crea? Sono aria, spirito, forma? Traggono origine dagli elementi naturali (aria, acqua, fuoco e terra)? Sembra proprio così…
Le fate rappresentano la forza della natura, e proprio per questo sanno nascondersi, mimetizzarsi, fuggire e trasformarsi.

Sono molte le leggende sul mondo delle fate, ma bisogna essere davvero puri di cuore per credere in loro e con esse dialogare. Le fate compaiono e scompaiono misteriosamente senza lasciare traccia, senza svelare i loro segreti, né gli inestimabili tesori custoditi e nascosti.
C’è un’Isola-che-non-c'è per ogni bambino, e sono tutte differenti. Se incontrate una dolce fanciulla o un’esile vecchietta, non esitate ad essere gentili offrendo loro il vostro aiuto: dietro quelle sembianze potrebbero celarsi due fate. Il gesto gentile così verrebbe ricompensato con un dono fatato…

Copiose son le fate, è proverbiale,
fate d’ogni elemento naturale:
fate dell’acqua, terra, aria e fuoco,
son dieci, cento, mille pressappoco.

Fata dei boschi, fata dei poeti,
fata dei laghi, fata dei pianeti,
fata dei draghi, fata del Natale,
fata dei fiumi, dell’universo astrale.
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«Le Fate del Bene» di Mimmo Mòllica
Filastrocche una alla volta
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Lingua: Italiano
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«BUONGIORNO GIORNO», FILASTROCCA PER 24 ORE NUOVE DI ZECCA

05/10/2018 - «Buongiorno giorno» di Mimmo Mòllica, filastrocche una alla volta. Come scrivere in versi per il semplice gusto di andare spesso a capo. Sento il bisogno di dormire 8 ore al giorno. A parte la notte. Svegliandomi questa mattina, sorrido. Ventiquattro ore nuove di zecca sono davanti a me. Il tempo, complice, regola beffardo l'orologio alla solita maniera. Tra non molto qualcuno dirà che è tardi, altri diranno che è presto. La sera con movenze rapaci solleva un artiglio dal trespolo e lento lo riabbassa, per farti spazientire, per dispetto. E quando ti sembra che stia per poggiare la zampa, lenta la risolleva. E più ti aspetti che almeno ora sollevi l’altro artiglio più lei risolleva lo stesso di prima. E con identica misurata flemma lo abbassa tanto lentamente da sembrare che lo sollevi ancora.

FILASTROCCHE UNA ALLA VOLTA

«Filastrocche una alla volta». Così Mimmo Mòllica ha pensato di presentare le sue filastrocche in una collana di ebook: una alla volta, o quasi. Ognuno degli ebook di questa collana porta il titolo della filastrocca che intende presentare, assieme a poche frasi e qualche aforisma sull’argomento trattato: "Ho voluto aggiungere qualche altra filastrocca per legittima vanità, ma pure come omaggio ai lettori".
Le filastrocche siamo noi. Nelle filastrocche ci siamo noi, la famiglia, le situazioni familiari e sociali, i personaggi e le immagini della fantasia, delle fiabe e delle leggende.
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Buongiorno giorno
(Filastrocche una alla volta)
di Mimmo Mòllica (Autore)
Formato Kindle
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«FIORI DI PESCO», FILASTROCCA CHE CUSTODISCO DENTRO L’HARD-DISCO

05/10/2018 - «Fiori di pesco» e altre brevi cose di Mimmo Mòllica, filastrocche per vivere per sempre felici e contenti, ma fino a un certo punto. "Pesco, perché col pesce io mangio e cresco… / Ma se non mangio non esaudisco / il desiderio quasi pazzesco, che custodisco come l’hard-disco / di quel computer che preferisco... 

Le filastrocche prima si insegnano ai bambini e meglio riusciranno a memorizzarle: educano al ritmo, abituano a scandire le parole e i concetti, danno un'idea compiuta della musicalità e del comporre in rima. Imprimono nella mente dei più piccoli le storie, i messaggi e i sentimenti che le filastrocche raccontano; nei grandi la... grandezza.

«Perciò io mangio il pesce fresco che a volte pesco… / Ma se non pesco mi arrugginisco, / non mi capisco e non gioisco… / Quando non pesco non concepisco / neanche l’Unesco, non la capisco…». 

«Filastrocche una alla volta». Così Mimmo Mòllica ha pensato di presentare le sue filastrocche in una collana di ebook: una alla volta, o quasi. Ognuno degli ebook di questa collana porta il titolo della filastrocca che intende presentare, assieme a poche frasi e qualche aforisma sull'argomento trattato. Le filastrocche siamo noi, ci siamo noi, la famiglia, le situazioni familiari e sociali, i personaggi e le immagini della fantasia, delle fiabe e delle leggende. 
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FIORI DI PESCO
(Filastrocche una alla volta)
di Mimmo Mòllica
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LA LEGGENDA DI COLAPESCE DI MIMMO MÒLLICA: COSÌ STANNO UCCIDENDO IL MARE

«La leggenda di Colapesce» di Mimmo Mòllica, dramma collettivo di questo mondo che pure ai pesci doveva sembrar cattivo. Mòllica vede nelle figure di Colapesce e Lucio Dalla due epigoni, testimoni della medesima ‘accusa’. Se il re si rivolge a Colapesce per sapere cosa minaccia i fondali della Sicilia, un politico fa appello a Lucio Dalla per cercare di scongiurare uno scempio ambientale alle Isole Tremiti. Colapesce è là a ‘sorreggere la colonna’ del delicato ecosistema minacciato dall’inesorabile degrado dell’ambiente marino e del Pianeta.

08/08/2018 - Lucio Dalla è autore o protagonista della Leggenda di Colapesce? O il cantautore bolognese è l’emulo eccellente, l’erede, il continuatore di quella straordinaria leggenda, divenuta sempre più realtà, sempre più atto d’accusa? Lucio Dalla non adombra il sospetto che l’uomo discenda dai pesci ma lo asserisce: “Frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti, assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare”.
In Com’è profondo il mare, Lucio Dalla lancia un duro atto d’accusa verso chi “sta cercando di farci annegare”. È chiaro che il pensiero dà fastidio, - canta Lucio Dalla - anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce, e perciò difficile da bloccare, perché è il mare a proteggerlo.

La leggenda di Colapesce di Mimmo Mòllica, filastrocca moderna di un’antica leggenda, ripercorre e dà (nuova) voce alle imprese di questo «eroe popolare» che sono “dramma collettivo di questo mondo”, mutuando i versi di Lucio Dalla. Com’è profondo il mare è moderna testimonianza, trascinante omaggio e condivisione al leggendario Colapesce e alla stessa leggenda, per spiegare la cui metafora è necessario immergersi nelle profondità marine assieme al ‘ragazzo di Messina’, in cerca dell’unico tesoro cui Cola è veramente interessato: rendere mari e mondo più accoglienti ed il Pianeta sempre più civile; dare un mondo migliore ai discendenti.

Mimmo Mòllica ha riscritto in versi e strofe ed in lingua italiana, la leggenda del ragazzo di Messina, figlio del mare di Sicilia bella. Mòllica immagina Cola intento a indagare il mare e i misteri delle profondità marine (Cola racconta alle onde i suoi segreti e il mare come amico l’ascolta...) trascorrendo il tempo tra le onde, per riaffiorare dopo ore, scoprendo le bellezze ma pure le bruttezze degli abissi.

Se nella leggenda il re si rivolge a Colapesce perché descriva cosa c’è nei fondali del suo Regno, il Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D'Ascanio, rivolge un appello a Lucio Dalla (maggio 2011), nel tentativo di scongiurare la paventata installazione delle trivelle petrolifere al largo delle splendide Isole Tremiti, opponendosi ad un ulteriore scempio ambientale.

Così Cola Pesce “uomo veramente degno, di cui si maraviglino gli huomini in tutti i secoli. Costui lasciando quasi la compagnia degli huomini si viveva tra’ pesci del mare di Messina, e perché ei non poteva star molto tempo fuori dell’acqua, però egli s’acquistò il cognome di pesce”, come scrive Giuseppe Pitrè.

Colapesce da Messina testimonia l’eroismo e l’abnegazione dei siciliani, rimanendo per sempre nelle profondità marine a sorreggere la colonna erosa dal fuoco che rischia di far crollare la sua amata Terra, la Sicilia. Cola studia e descrive il Pianeta attraverso le meraviglie e lo scempio dei mari (ieri come oggi); la ricchezza e il degrado (splendore e squallore) che si nascondono nelle immense profondità abissali, giacché l’uomo per sete di dominio e di potere, / vuol somigliare al Dio dell’infinito e vuole avere potere perfino sul nascere e il morire. L’uomo si esalta per onnipotenza, vorrebbe sovvertir pure la scienza, / comprare col denaro anche se stesso.

Colapesce studia e ‘sorregge la colonna’ del delicato ecosistema, minacciato dall’inquinamento e dall’inesorabile degrado dell’ambiente marino, che modificano la naturale condizione dell’ecosistema. Degrado causato dall’uomo e dalle sue attività sbagliate, sversando e immettendo nel mare sostanze tossiche in grado di procurare depressione del sistema immunitario e stravolgere perfino le funzioni riproduttive. Negli anni ’90 il morbillivirus diffusosi nel Mediterraneo si è poi diffuso nel mar Tirreno, nello Ionio e nell’Egeo. Sostanze molto difficili da degradare, tossiche e cancerogene, come il DDT, capace di alterare le funzioni ormonali e i processi riproduttivi in numerose specie del Mediterraneo: pesci spada, tonni rossi, stenelle striate, tursiopi, delfini e balenottere.
Altra enorme iattura sono la plastica e i rifiuti plastici che vengono a contatto con mammiferi marini, pesci, uccelli e tartarughe, sia in superficie che nelle profondità marine. Molte di queste creature finiscono per ingerire quantità di plastica, scambiandola per cibo. Ciò provoca la morte dell’animale per ostruzione del tratto digestivo, e conseguente inedia o soffocamento.

“Quanto è profondo il mare!”, disse Colapesce. Quanti misteri poi volle svelare di quell’ambiente a lui piuttosto ignoto. Vide che nei fondali c’era tanta vita, antri e crateri, che non è abisso di paurosi mostri. I mostri che ci posson spaventare / sono soltanto nella nostra mente. / Gli abissi oscuri a volte sono in noi, / fantasmi dell’inconscio e del pensiero, / figli della paura che non vuoi, / quando smarriam la rotta ed il sentiero.

Sorpresa negli abissi fu infinita:
creduti solo freddi e inospitali,
erano ricchi di ponti naturali,
collegavano il mondo e tutti i mari.

Il mistero più grande della Terra,
è regolare il clima del Pianeta,
stemperando emissioni di gas serra,
ma l’uomo pensa solo alla moneta.

Il problema della plastica è attualmente oggetto di intense ricerche in quanto, sembra ormai certo che rilasci col tempo micro e nano plastiche in grado di penetrare all’interno degli animali e di accumularsi.
E Lucio Dalla severamente accusa:

«Così stanno bruciando il mare,
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare,
così stanno piegando il mare».

Così Colapesce:

Guardare avanti è giusto se la meta / è degna perché rispondente al bene, / utile non soltanto alla moneta / e a tutto ciò che al potere conviene.

Ma a volte l’uomo manca al suo dovere,
violare vuol, tradire ed oltraggiare
la libertà degli altri col potere,
complice la tendenza a sopraffare:
corruzione e denaro insanguinato,
violenza, mafia, frodi e malaffare
potere iniquo e pezzi dello Stato.

Cola così descrisse al Re quel mondo, mostrando in mano il fuoco incandescente. Quindi discese ancora e sparì in fondo, lontano dal regnante e dal potente.

«Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche. Il pensiero, come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Così stanno uccidendo il mare. Così stanno umiliando il mare». (Lucio Dalla, Com’è profondo il mare)

Ornella Fanzone
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