
Gioiosa Marea (Messina), 09/01/2010 - Ignazio Spanò, sindaco di Gioiosa Marea, Enzo Sindoni sindaco di Capo d’Orlando e Basilio Ridolfo, sindaco di Ficarra sono tra le persone iscritte nel registro degli indagati per l’occupazione dei binari della ferrovia, in occasione dello sciopero generale svoltosi a Gioiosa Marea lo scorso 24 novembre 2009. Come si ricorderà, nell’occasione migliaia di
cittadini scesero in piazza per protestare contro la mancata riapertura al transito del tratto di SS 113 interrotta da una serie di frane, smottamenti e di voragini apertesi sulla sede stradale stessa, dentro ad una delle quali precipitò un anonimo ciclista, che sul sottostante tratto di spiaggia pose fine alla sua esistenza.
Una vicenda che scosse profondamente l’intera comunità e quelle viciniori che organizzandosi in un Comitato spontaneo decretarono un’azione di protesta concretizzatasi in una clamorosa e popolosissima manifestazione di piazza, cui la stampa nazionale e regionale hanno dato notevole risalto.
Le motivazioni complessive erano nei mancati interventi, da parte dell’Anas e della protezione Civile, nonché degli organi istituzionali preposti, per la messa in sicurezza ed il ripristino della SS 113 di Capo Skino, chiusa al transito ormai da mesi e mesi, con gravissimo pregiudizio e nocumento per la comunità gioiosana ma pure per l’economia dell’intero versante tirrenico.
Non sfugge, infatti, il ruolo che Gioiosa Marea occupa nell’economia complessiva della zona, tradizionalmente dedita al turismo e alla cultura dell’accoglienza e dell’intrattenimento. Questo, unitamente ad un civilissimo e coraggioso senso dell’indignazione e della solidarietà (al contempo) portarono a Gioiosa Marea sindaci e semplici cittadini delle località messinesi vicine e meno vicine.
L’indignazione e il disagio avevano toccato punte dolenti e livelli tali da fare esplodere gli argini dell’indole risaputamente quieta e pacifica della comunità gioiosana, al pari dei paesi circostanti.
La pressione popolare, nell’occasione, fu incontenibile. E la mancanza di un segnale rassicurante da parte delle autorità regionali e statali esacerbò gli animi di quelle migliaia di persone scese in piazza e per le strade, al punto da spingere alle estreme conseguenze l’azione intrapresa e la protesta.
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